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Regata Internazionale Sprint di Canottaggio“Reggia Challenge Cup 2017” – III edizioneOxford vs. CambridgepressoFontana dei Delfini – Reggia di Caserta 23 settembre 2017  Trofeo Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo Cambridge si aggiudica la Reggia Challenge Cup 2017 Cambridge ha vinto ma Oxford non se l'è presa più di tanto. Erano in palio altri valori. Le due ammiraglie più famose al mondo ieri pomeriggio, nello scenario superbo della Reggia vanvitelliana di Caserta, alla presenza di migliaia di spettatori felici di esservi e di bambini che hanno ricevuto il battesimo dello sport, si sono impegnati alla morte per celebrare la festa del canottaggio che, finalmente, si è mostrato con il volto autentico, aperto al sorriso e non sconvolto dalla fatica e dal sudore.C'erano tutti ad assistere alla kermesse tenacemente voluta dal bi-campione olimpico Davide Tizzano. E c'era pure il direttore della Reggia, Mauro Felicori, il quale in diretta ha realizzato lo…
Giovedì 20 Aprile 2017 20:57

Meglio correre o camminare?

Un'attività promette benefici più evidenti e immediati, ma comporta un alto rischio infortuni. L'altra è un toccasana per la salute, anche se gli effetti sono meno misurabili. Come scegliere? Con uno scatto o a passo lento, l'importante è alzarsi dal divano. Che siate runner allenati o sportivi della domenica, qualche volta ve lo sarete chiesti: meglio i ritmi sostenuti della corsa o un regime costante di lunghe camminate? Quale attività dà più benefici? Il classico dilemma della bella stagione è al centro di un articolo pubblicato su Vox, che analizza pro e contro di ciascun tipo di moto. Quali sono gli sport più popolari al mondo?I CONTRO. Correre comporta senz'altro un maggiore rischio di infortuni: più della metà di chi fa jogging incorre, prima o poi, in una lesione, in problemi al tendine d'Achille o in dolori legati allo stress fisico come fascite tibiale o plantare (l'infiammazione dei muscoli all'interno…

Sportivissimi da bambini, meno da adolescenti e pigri da grandi. Così che se nella fascia d'età tra i 6 e i 10 anni a fare sport sono sei bambini su dieci, nella popolazione generale a fare sport con continuità è appena un italiano su quattro (dati Coni-Istat). A che punto della nostra vita smettiamo di fare sport e perché? I motivi sono diversi, così come i momenti, e sebbene quello dell'adolescenza sia il più critico non è di certo l'unico. A ricordarlo è oggi uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine che analizzando le abitudini in fatto di sport di un grande campione di bambini e adolescenti britannici identifica il momento dell'inizio delle scuole come uno dei più problematici per l'attività fisica. Quando invece, spiegano gli esperti, proprio dalle scuole dovrebbe arrivare l'invito a muoversi di più.

Lo studio. Per capire come e quanta attività i bambini facessero nel corso degli anni, gli esperti di Glasgow e Newcastle a capo dello studio, hanno registrato i movimenti dei piccoli – 400 bambini dell'Inghilterra nord-orientale, parte del Gateshead Millennium Cohort Study - grazie a un sensore di movimento indossato una settimana in diversi momenti della crescita: a 7 anni, quindi a 9, 12 e 15. I sensori venivano indossati sempre, ad eccezione della notte o durante il momento delle docce, ma per registrare con accuratezza i dati i genitori hanno tenuto un diario in cui segnavano quando venivano indossati e rimossi. La maggior parte dei bambini coinvolti nello studio svolgeva attività fisica moderata all'inizio dello studio. Movimento che via via veniva però abbandonato. Analizzando i risultati, i ricercatori hanno infatti osservato che nel corso di otto anni il tempo speso muovendosi diminuiva notevolmente: se a sette anni era mediamente di 75 minuti al giorno, a 15 scendeva a 51 minuti per i maschi, mentre per le femmine si passava da 63 minuti a 41 minuti nelle stesse fasce d'età, riferisce la Bbc.

Nessuna questione di genere. Il declino, raccontano gli scienziati, comincia ben prima dell'adolescenza, o per lo meno non diminuisce durante l'adolescenza più di quanto non faccia durante l'infanzia, tanto per i bambini che per le bambine. "Il nostro studio - scrivono gli autori - è inconsistente con la visione ortodossa secondo cui l'attività fisica cominci a diminuire durante l'adolescenza, che diminuisca di più in questo periodo e/o che lo faccia più rapidamente nelle ragazze adolescenti che nei ragazzi". Un calo che sembra coincidere con l'arrivo dei bambini sui banchi di scuola, tanto che coinvolgere i ragazzi a fare più sport e motivarli a non abbandonare l'attività fisica dovrebbe essere una priorità ben prima dell'adolescenza. "Il momento in cui i bambini cominciano ad andare a scuola coincide con un cambiamento nei loro stili di vita - commenta John Reilly della University of Strathclyde di Glasgow, tra gli autori della ricerca - Le scuole dovrebbero essere degli ambienti più attivi e prevedere più intervalli per interrompere i momenti di sedentarietà".

Non solo a scuola. Sul fatto che le scuole, non solo oltremanica, potrebbero fare di più è d'accordo anche Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP): “Nelle nostre scuole sembra straordinario avere una piscina a scuola o fare più di una due ore di attività fisica a settimana, quando invece l'ideale sarebbe che tutti i giorni, in tutte le fasce d'età pediatrica, i bambini potessero svolgere attività ludico-sportiva per due ore”.

Ma la mancanza di una cultura a scuola non è l'unico fattore che pesa sull'abbandono o sulla mancanza dell'attività fisica in età pediatrica. "Anche le difficoltà economiche pesano sulla possibilità di fare sport: non tutti si possono permettere di fare lezioni in piscina, a tennis, a scherma o di judo, e per questo garantire la possibilità di movimento a scuola sarebbe un modo anche per livellare le diseguaglianze”, continua Villani. Senza dimenticare, conclude l'esperto che poche sono le possibilità di fare sport non a livello agonistico, per puro piacere: “Gli sport legati all'agonismo in alcuni casi possono favorire l'abbandono e disincentivare i bambini a fare attività fisica. E se non si fa attività fisica da piccoli, sarà più difficile farla da grandi, perdendo tutti i benefici fisici e sociali dati dallo sport".

Ansa

Medicina complementare, medicina dello sport e nutrizione a integrare la medicina convenzionale contro il cancro: l'approccio che distingue già la Breast Unit dell’Irccs Maugeri di Pavia al centro del convegno 'La medicina complementare: integrazione e multidisciplinarietà nelle cure oncologiche', tenutosi al centro congressi di via Maugeri Alla Unità senologica della Maugeri, fin dal 2012, nell’ambito dei ‘Servizi assistenziali aggiuntivi’, si offre già la medicina complementare integrata, proprio grazie a Chiara Bocci, specialista in Radioterapia ed esperta in Medicina complementare all’Unità di Senologia della Maugeri di Pavia. Nel percorso terapeutico sono previsti anche una dietista e un medico dello Sport, per il trattamento degli effetti collaterali delle terapie oncologiche e per la prevenzione delle recidive da tumore mammario. "Scopo del convegno - spiega Bocci - era ampliare la conoscenza delle medicine complementari integrate alle cure oncologiche già comunemente dispensate”. L'ampliamento dell’offerta medica tradizionale con omeopatia, agopuntura, fitoterapia, le pratiche mente-corpo, l’attività…
Gli occhi sono sottoposti ogni giorno a stress, dovuto all'abuso di Pc e smartphone, eppure molti trascurano "l'importanza di essere idratati per salvaguardarne la salute". A dirlo sono gli esperti dell'Osservatorio Sanpellegrino, secondo cui "uno dei sintomi di disidratazione è proprio legato all'aspetto degli occhi, che possono apparire infossati nelle orbite". Per Alessandro Zanasi, esperto dell'Osservatorio e membro della International Stockholm Water Foundation, "bere almeno 8 bicchieri di acqua al giorno senza aspettare lo stimolo della sete può avere un'azione di prevenzione. L'acqua ha un ruolo cruciale per il corretto funzionamento di retina e vitreo, elemento che si trova tra il cristallino e la retina stessa". Inoltre, secondo gli esperti è assodato che "una ridotta idratazione non è associata solo a una diminuzione delle prestazioni fisiche e intellettuali, ma anche a una produzione ridotta di lacrime, che svolgono un'importante funzione di protezione". (ANSA).
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